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La carta di canapa

Un’antica, nuova risorsa.

La storia della carta è legata profondamente a quella della cultura e della scienza. L’uomo aveva un bisogno urgente: comunicare ai suoi simili determinate informazioni in forma scritta. Le informazioni dovevano essere fissate su un supporto leggero e resistente, che fosse facilmente trasportabile.


La canapa è stata tra i primi materiali usati per la produzione della carta non solo come materiale di supporto per la scrittura, ma anche per attività artistiche come la pittura. Molti testi e opere di rinomata trascendenza che hanno cambiato il corso della storia e che sono stati scritti o realizzati su canapa, dalla Bibbia mazarina di Gutenberg agli scritti di Mark Twain e Victor Hugo, fino alle opere di Van Gogh.


La canapa è quindi il materiale principe fino a quando l’invenzione della pressa da stampa e la meccanizzazione della macchine per la carta richiesero più materia prima rispetto agli stock che canapa e lino potevano offrire. Questo indusse nel tempo all’uso degli alberi e ad una chimica più aggressiva per la produzione di pasta (cellulosa) e carta. La fibra di canapa sparì quasi del tutto rimase il solo uso, chiamato wind-breaks (frangivento), per proteggere i raccolti vulnerabili contro eventuali danneggiamenti.




Attualmente è uno dei materiali meno utilizzati ma può diventare una interessante coltura di rinnovo nel panorama delle rotazioni agricole come lo era un tempo. Tolti semi e cime (le infiorescenze), il 90% della biomassa della canapa resta inutilizzato, mentre potrebbe diventare una ulteriore opportunità di reddito se opportunamente lavorata grazie ai suoi numerosi vantaggi:


  • la grande quantità di cellulosa prodotta (1 ettaro di canapa in pochi mesi produce una quantità di cellulosa equivalente a quella prodotta da 4 ettari di foresta in decenni);

  • la bassa percentuale di lignina, che comporta al tempo stesso una riduzione drastica dei prodotti chimici da utilizzare per la lavorazione;

  • la fibra già bianca e che, per questo, non ha bisogno di essere sbiancata chimicamente;

  • la possibilità di riciclaggio ripetuta anche molte volte nell’arco del tempo. 


Come aspetto e consistenza rispetto alla carta tradizionale è meno bianca, più rustica e più spessa e rigida, il suo unico aspetto negativo risiede nei costi di conversione delle industrie, che hanno investito nei processi di lavorazione della fibra legnosa.




Una curiosità:

Nel 2017 Sandro Tiberi, mastro cartaio per Fabriano, comunicò che la storica azienda avrebbe ricominciato a coltivare la canapa per la produzione dei loro prodotti. Si prevedeva la costruzione di un piccolo impianto sufficiente per il fabbisogno della fabbricazione della carta fatta a mano. Dovendo intercettare la domanda perché ci sia la richiesta giusta era importante impostare prima un progetto pilota così da poter svolgere una ricerca di mercato: una volta ottenuto il prodotto e calcolati i costi, si poteva immaginare anche un impianto più efficiente ed industrializzato. Prima di fare un grande investimento bisogna capire la ricettività del mercato. Dal 2017 ad oggi la Regione Marche, tramite i fondi del Piano di Sviluppo Rurale, ha finanziato con circa 400mila euro il progetto proposto infine da un partenariato di soggetti pubblici e privati volto alla piena valorizzazione della canapa per un suo utilizzo no-food, oltre che per quello alimentare. In particolare l’iniziativa prevede la realizzazione di un impianto sperimentale che possa lavorare la fibra della canapa a beneficio del settore tessile, di quello della plastica, della bioedilizia e della carta.


Il progetto, denominato RECAGRI – acronimo che sta per Rete Canapa Agricola – propone in definitiva la coltivazione della canapa come una moderna chance economica per una produzione multifunzionale. A lavorare su questo progetto – con l’Azienda agricola Trionfi Honorati di Jesi come soggetto capofila – sono le Università Politecnica delle Marche e l’Università di Camerino, aziende dei settori produttivi interessati, la Confederazione Italiana Agricoltori, l’Enea e i Comuni di Fabriano e Jesi.




L’obiettivo è di incrementare l’economia circolare tramite l’utilizzo di una materia prima comunque utilizzata, ma che per il 90% produrrebbe unicamente materiale di scarto se non si sperimentassero e si finanziassero utilizzi diversi in vari settori. In questo modo non si ridurrebbe solo l’impianto ambientale di questi settori sull’ecosistema, ma si creerebbero nuovi posti di lavoro, che potrebbero continuare a crescere nel tempo, tanto più che l’impianto necessario per la produzione di carta di canapa potrebbe essere facilmente utilizzato anche per la produzione di carta da altri tipi di polpa vegetale, ottimizzando di conseguenza anche gli spazi di produzione.


Non solo carta di Canapa: ogni giorno vengono create sempre più alternative alla carta di pasta di legno, da un’intera gamma di materiali come vestiti di cotone, frutta, alghe, sterco di erbivori.


Lo approfondiamo nell’articolo Materiali con cui fare la carta (alternativi agli alberi).(Sulle carte fatte di fibra vegetali leggi la storia di Aliza Thomas)

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